20e20 

Venti anni di IUSTO, venti eventi per celebrarlo

Vent’anni di storia, di crescita e di persone che hanno reso IUSTO una realtà viva, inclusiva e in continua evoluzione. Per festeggiare questo importante traguardo, nasce 20e20, un percorso fatto di eventi, incontri, spettacoli e momenti di condivisione che accompagneranno l’intero anno accademico fino al 12 giugno 2026.

Ogni appuntamento racconterà un frammento della nostra identità: dalle origini salesiane al futuro della formazione, dalle parole dei nostri docenti alle voci degli studenti, dalle aule all’arte, fino ai momenti di festa che ci uniscono come comunità.

20 anni di IUSTO, 20 eventi per ricordare, riflettere e guardare avanti insieme.

Mostra “Comunicare la Speranza.

Un’altra informazione è possibile” a IUSTO

Locandina Mostra Giubileo dei Giornalisti

L’Istituto Universitario Salesiano Torino (IUSTO) è lieto di ospitare dal 6 al 14 settembre 2025 la mostra “Comunicare la Speranza. Un’altra informazione è possibile”, promossa dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo, con il patrocinio del Dicastero per l’Evangelizzazione e del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.

Questa iniziativa prende vita da un’idea dei giornalisti Francesco Antonioli e Gerolamo Fazzini, presentata originariamente a gennaio in occasione del Giubileo del Mondo della Comunicazione. Il percorso offre una riflessione sul ruolo del giornalismo come missione, secondo quanto emerge dalle parole di Papa Leone XIV:

“La Chiesa riconosce nei giornalisti – penso a coloro che raccontano la guerra anche a costo della vita – il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati”.

I 24 pannelli espositivi, accessibili in più lingue tramite QR code, propongono dati, testimonianze, storie e statistiche aggiornate. L’obiettivo è un chiaro appello alla corresponsabilità degli operatori della comunicazione, incoraggiando una professione che sappia combinare informazione, educazione e cura, in particolare se ispirata ai valori cristiani.

L’inaugurazione

La cerimonia di apertura è prevista per sabato 6 settembre alle ore 11.00, con la presentazione del volume “Giancarlo Siani: Terra nemica” di Pietro Perone (Edizioni San Paolo), che ripercorre la storia dell’omicidio del giornalista a Napoli attraverso documenti e testimonianze inedite. Interverranno:

 Pietro Perone, autore
• Chiara Genisio, vicepresidente FISC
• Francesco Antonioli, curatore della mostra, giornalista (Il Sole 24 Ore, Gruppo Gedi) e docente IUSTO

Moderatore: Claudio Tarditi, Area Comunicazione IUSTO.

Accoglienza matricole 6102025 IUSTOAl via per le matricole, domani tocca alle lauree magistrali

Ha preso il via questa mattina la Welcome Week dedicata alle nuove matricole.
Un appuntamento pensato per accompagnare gli studenti nel loro primo approccio con la vita universitaria: dalle presentazioni dei corsi e dei servizi, alle occasioni di orientamento, fino agli incontri con i docenti responsabili dei corsi di laurea: la prof.ssa Elisa Paterno per l’area di Psicologia, il prof. Roberto Santoro per l’area di Scienze dell’Educazione e il prof. Claudio Tarditi per l’area di Comunicazione.

La giornata di domani sarà invece dedicata agli studenti delle lauree magistrali di psicologia, che avranno l’opportunità di ricevere tutte le informazioni utili per intraprendere al meglio il nuovo percorso accademico.

Nel suo intervento inaugurale, l’Amministratore Delegato e Professore Alessio Rocchi ha scandito la parola IUSTO, attribuendo a ciascuna lettera un valore simbolico che racchiude lo spirito dell’esperienza universitaria:

• I: Intelligenze in relazione
• U: Umiltà dei grandi studiosi
• S: Studiare all’università per suscitare spirito scientifico
• T: Transdisciplinarietà
 O: Opportunità

Essere IUSTO–ha sottolineato il prof. Alessio Rocchi – significa coltivare intelligenza e curiosità, mantenere l’umiltà necessaria per crescere, vivere l’università come luogo di studio e di rinnovamento, aprirsi alla transdisciplinarietà e cogliere le opportunità che il nostro percorso accademico ci offre.”

A seguire è intervenuta il Direttore Accademico Claudia Chiavarino, che ha portato una riflessione sul valore del fallimento come tappa fondamentale della crescita, ricordando come sia parte integrante del percorso di apprendimento e maturazione personale.
Ha citato due autorevoli pensieri:
• “Fallisci spesso, fallisci sempre meglio” (Samuel Beckett)
• “Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo” (Winston Churchill)

La giornata si è conclusa con l’augurio del Coordinatore della Pastorale Universitaria, Don Matteo Rupil, che ha ricordato come la pastorale non sia un “ingrediente aggiunto”, ma una parte integrante della formazione degli studenti, a livello accademico e personale. Ha inoltre sottolineato che a IUSTO non si è “dei numeri”, ma persone, riconosciute nella loro unicità e valore.

La Welcome Week rappresenta dunque un momento fondamentale di incontro, condivisione e scoperta: un primo passo per sentirsi parte della nostra comunità universitaria.

 
 
 

100925 Matricole IUSTO ColleIl nuovo anno accademico di IUSTO si è aperto con un appuntamento speciale: la tradizionale giornata delle matricole al Colle Don Bosco. Un momento pensato per accogliere i nuovi studenti e accompagnarli nei primi passi del loro percorso universitario.

L’iniziativa ha offerto l’occasione di vivere un’esperienza intensa, capace di intrecciare momenti di conoscenza reciproca, attività di gruppo e riflessione spirituale. Attraverso dinamiche interattive e occasioni di dialogo, i partecipanti hanno potuto entrare in relazione, scoprendo l’importanza del camminare insieme e del costruire legami fin dall’inizio del percorso.

Non sono mancati i momenti di spiritualità e raccoglimento, che hanno permesso alle matricole di conoscere più da vicino il cuore del carisma salesiano. L’atmosfera del Colle Don Bosco, così ricca di memoria e di significato, ha contribuito a rendere questa giornata ancora più speciale, unendo profondità e leggerezza, riflessione e gioia condivisa.

L’esperienza ha mostrato come lo studio universitario, all’interno di IUSTO, non si riduca a un insieme di lezioni ed esami, ma sia parte di un cammino più ampio: un percorso di formazione integrale, che guarda alla crescita personale, alla costruzione della comunità e allo sviluppo delle proprie potenzialità.

Le nuove matricole hanno così avuto la possibilità di sentirsi accolte e accompagnate, entrando a far parte di una realtà che mette al centro la persona e che, seguendo l’esempio di Don Bosco, crede nel valore dei giovani e nel loro futuro.

 
 
 

rosa il grande 2PRESENTAZIONE DEL LIBRO “RICONOSCERE E SUPERARE LA PARENTIFICAZIONE”

30 OTTOBRE 2025 – ORE 16.00. Aula Lorenzini

Ingresso libero.

La Prof.ssa Rosa Il Grande, docente presso lo IUSTO – Istituto Universitario Salesiano di Torino, è psicologa clinica e di comunità, psicoterapeuta sistemico-relazionale, mediatrice e counsellor in sessuologia. Con una solida esperienza professionale e accademica, ha sviluppato una prospettiva che integra pratica clinica, ricerca e formazione. La sua attività si caratterizza per l’attenzione alle dinamiche relazionali e al benessere psico-sociale, temi che costituiscono il fulcro del suo impegno didattico e scientifico.

 

• Da quale percorso di ricerca o esperienza clinica è maturata l’idea di scrivere questo volume sulla parentificazione?

Più di dieci anni fa mi avvicinai a questa realtà nel tentativo di definire il tema di ricerca per il mio Dottorato di ricerca. All’estero vi erano molteplici autori che trattavano ed approfondivano questa realtà, mentre in Italia sembrava sconosciuta. Dopo aver approfondito a lungo il tema ed averne verificato la concretezza, nella pratica clinica dello studio e nel lavoro con le famiglie “fragili”, ho deciso di dedicarmi alla stesura di un testo che potesse riassumere, in modo esaustivo, la tematica, così da consentire a clinici, professionisti dell’educazione e genitori, di potersi approcciare a queste tematica consapevoli della sua complessità.

• Quale potrebbe essere una definizione chiara e rigorosa di parentificazione, sottolineandone gli elementi distintivi rispetto ad altre dinamiche familiari disfunzionali?

Per parentificazione intendiamo un processo relazionale disfunzionale in cui un figlio assume stabilmente ruoli, responsabilità o funzioni tipiche dell’adulto, in risposta ai bisogni emotivi o pratici dei genitori o di altri membri della famiglia, a scapito del proprio sviluppo psico-emotivo e divenendo a tratti “genitore dei propri genitori”, o meglio dell’adulto che lo ingaggia in questo ruolo. Si distingue per la sua funzione di compensazione dei bisogni genitoriali attraverso una precoce inversione di ruoli, spesso invisibile all’esterno e idealizzata all’interno della famiglia.

Si caratterizza per l’inversione dei ruoli generazionali: l’adolescente si comporta come un adulto nei confronti del genitore, se ne assume le cure, i compiti decisionali e il supporto emotivo che normalmente non spettano a lui. Tale ruolo assume i caratteri della persistenza e della sistematicità: non si tratta di un evento occasionale, ma di una dinamica cronica che si struttura nel tempo. La motivazione implicita o esplicita legata ai bisogni del genitore: Il minore agisce per rispondere a carenze o fragilità del genitore (come depressione, instabilità emotiva, dipendenza), non per una sua libera scelta o attitudine. La compromissione dello sviluppo del bambino. Il bambino sacrifica parti essenziali della propria crescita affettiva, sociale e identitaria, spesso sviluppando una precoce iper-responsabilità, difficoltà relazionali, senso di colpa o bassa autostima.

Esistono differenti tipi di parentificazione: strumentale, in cui il bambino si occupa di compiti pratici (cucinare, gestire fratelli, fare da intermediario tra genitori) ed emotiva, in cui il bambino fornisce sostegno psicologico al genitore, diventando confidente, mediatore o consolatore.

• Quali condizioni familiari e sociali predispongono maggiormente all’insorgenza di questo fenomeno?

Ottima domanda. La parentificazione è un fenomeno psicologico che spesso si attiva in risposta a un contesto familiare fragile o disfunzionale. Questo può portare a gravi conseguenze emotive e relazionali nell’età adulta.

Le condizioni familiari più comuni sono quelle che vedono genitori emotivamente immaturi o fragili; oppure genitori che faticano a gestire le proprie emozioni, ansie, o stress e si affidano ai figli per supporto emotivo, trattando il ragazzo come un confidente o un amico, come alcuni dei programmi televisivi in vaga negli ultimi anni.

Molto frequenti sono le situazioni in cui sono presenti malattie fisiche o mentali di un genitore. Sono situazioni in cui il figlio assume un ruolo di cura o di “equilibratore familiare”.

Famiglie con problemi di alcolismo o droga, in cui il bambino può diventare il “genitore” di un adulto incapace di gestire la vita quotidiana. Famiglie con separazioni o divorzi conflittuali. In questi casi il minore può venire coinvolto nei conflitti tra i genitori, diventando un mediatore o prendendosi cura del genitore “più fragile”. Famiglie monogenitoriali o in cui un genitore è assente fisicamente o emotivamente, il figlio può assumere responsabilità e ruoli adulti per “sostituire” il genitore mancante. Famiglie in situazione d’isolamento sociale o di eventi traumatici o catastrofici, come guerre, migrazioni forzate assumendo ruoli non adeguati alla sua età.

• È corretto affermare che la parentificazione non sia sempre e necessariamente patologica, ma possa talvolta avere anche funzioni adattive?

Sì, è corretto affermarlo, è una distinzione molto importante da fare. La parentificazione non è sempre patologica. In alcune situazioni, può avere funzioni adattive, aiutando il bambino (e la famiglia) a fronteggiare circostanze difficili. Quando non è eccessiva, prolungata o accompagnata da trascuratezza affettiva, può persino contribuire allo sviluppo di competenze come: senso di responsabilità, empatia, autonomia, capacità organizzative e maturità precoce. Possiamo definire questo tipo di parentificazione “funzionale” o “adattiva”, perché l’adolescente riesce a mantenere un equilibrio tra i suoi bisogni di crescita e le richieste familiari.

Può avere una valenza adattiva se è transitoria, riconosciuta, e bilanciata; ma può diventare patologica quando è prolungata, imposta, non compensata affettivamente, ed impedisce al bambino di svilupparsi in modo sano. In questi casi, la parentificazione può portare a disturbi dell’identità, relazioni disfunzionali, ansia, senso di colpa cronico e difficoltà a stabilire confini emotivi sani in età adulta.

• In che modo la parentificazione incide sui compiti di sviluppo tipici dell’adolescenza, in particolare sul processo di costruzione dell’identità?

Durante l’adolescenza, il compito evolutivo centrale è la costruzione dell’identità. In questa fase, i ragazzi iniziano a esplorare chi sono, a differenziarsi dalla famiglia d’origine e a sviluppare una propria visione del mondo, dei valori e dei progetti futuri. La parentificazione può interferire profondamente con questo processo. Può compromettere l’autonomia o il processo di separazione tipici dell’età, vincolando il ragazzo ai bisogni della famiglia, soprattutto del genitore fragile o assente, e implementando la difficoltà a separarsi psicologicamente da essa, così da rimanere invischiato in dinamiche familiari che ne limitano l’individuazione, basando la propria identità in funzione dei bisogni altrui e non dei propri desideri autentici.

L’adolescente può estremizzare il ruolo di “salvatore”, sviluppando un’identità fondata sul valore di essere utile, responsabile e indispensabile. Questo può portare a un iperinvestimento nel ruolo accudente, a discapito di altre dimensioni del Sé (creatività, spontaneità, errore). Può cadere in uno sviluppo emotivo inibito o distorto, perchè costretto a gestire le emozioni degli adulti, si torva a sopprime i propri bisogni e sentimenti. Compromettendo la capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni, fondamentali per una identità sana e integrata. Inoltre possiamo riscontrare una compromissione delle relazioni sociali. Il tempo e l’energia dedicati alla famiglia riducono lo spazio per le relazioni con i pari, fondamentali per l’identità adolescenziale, rischiando di scivolare nell’ isolamento, nel senso di diversità e nelle difficoltà relazionali. Infine, la parentificazione è spesso accompagnata dal senso di colpa: l’adolescente si sente in colpa se si dedica a sé stesso o se si allontana dalla famiglia, bloccandosi così, nella libera esplorazione di alternative di vita e ostacolandosi nelle scelte autonome.

• Quali bisogni evolutivi risultano maggiormente compromessi nei giovani coinvolti in queste dinamiche?

La parentificazione compromette lo sviluppo armonico del giovane, privandolo dell’esperienze essenziali per la crescita personale e relazionale. I bisogni più colpiti sono: protezione, autonomia, dipendenza sana, riconoscimento autentico, gioco/leggerezza e appartenenza. Il risultato è spesso un adulto iper-funzionante, ma interiormente fragile, con difficoltà a riconoscere e soddisfare i propri bisogni autentici. In una famiglia in cui il giovane deve “fare da genitore”, manca spesso una figura affidabile che lo protegga e lo rassicuri, gestendo così situazioni emotivamente complesse. Sviluppa un’identità poco autonoma, spesso basata sull’adattamento agli altri piuttosto che sulla scoperta del proprio Sé; impara a non chiedere aiuto, a non fidarsi, e a vivere la dipendenza come vergognosa o pericolosa.

Sviluppa un senso di identità condizionato dall’approvazione o dal bisogno altrui, con rischio di bassa autostima o perfezionismo eccessivo; può maturare un profondo senso di isolamento, difficoltà a condividere, paura dell’intimità o creare relazioni sbilanciate anche in età adulta.

• In che misura il sostegno dei pari o di figure educative esterne alla famiglia può attenuarne l’impatto?

Il supporto sociale, inteso come rete esterna o percezione di aiuto, appare come fattore protettivo: ad esempio, in uno studio italiano su fratelli di persone con disabilità, il “social support” ha mitigato il distress correlato alla parentificazione. Inoltre l’attaccamento positivo ai pari (“peer attachment”) è risultato un eccellente distress per gli adolescenti con genitori affetti da malattia cronica. In sostegno delle figure educative esterne alla famiglia e dei pari consente di ridurre l’isolamento emotivo e permette di aumentare il riconoscimento così da sentirsi meno solo e diminuendo il carico emotivo. Inoltre nello scambio con i pari il minore aumenta la possibilità di accedere a nuovi modelli di coping alternativi sviluppando strategie di regolazione emotiva e di una migliore gestione del fardello eccessivo. In conclusione il sostegno dei pari e di figure educative esterne può giocare un ruolo importante nell’attenuare l’impatto della parentificazione sugli adolescenti, l’efficacia dipende dal contesto, dall’intensità della parentificazione, dalla qualità del sostegno e dalla presenza di interventi concomitanti nella famiglia.

 

Celebrazione del Secondo Anno Universitario a Chieri

IUSTO – Istituto Universitario Salesiano Torino ha celebrato a Chieri la giornata dedicata agli studenti del secondo anno, rinnovando il proprio impegno educativo nel solco della tradizione salesiana di Don Bosco. Un momento significativo per valorizzare il percorso formativo degli studenti e rafforzare il legame tra storia, territorio e futuro.

La scelta di Chieri, luogo centrale nell’esperienza educativa di Don Bosco, richiama un’eredità pedagogica fondata sull’accompagnamento, sulla fiducia e sulla crescita integrale della persona. La giornata ha rappresentato un’occasione di riflessione sul cammino universitario già intrapreso e sulla costruzione consapevole del proprio progetto di vita.

Durante l’incontro è stato ribadito il ruolo di IUSTO come comunità accademica attenta non solo alla preparazione professionale, ma anche allo sviluppo umano e relazionale degli studenti, in una fase cruciale come il secondo anno di studi.

Fondamentale la collaborazione con la Pastorale Universitaria, che contribuisce a integrare formazione, spiritualità e vita comunitaria, offrendo agli studenti un’esperienza universitaria completa e partecipata.

La celebrazione ha infine confermato l’impegno di IUSTO nel promuovere un modello educativo capace di coniugare competenze, responsabilità e attenzione alla persona, guardando al futuro con fiducia e coerenza con i valori salesiani.

 

INAUGURAZIONE A.A. 2025/2026

Inaugurato l’Anno Accademico 2025–2026

Venerdì 28 novembre 2025, l’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo (IUSTO) ha inaugurato ufficialmente il nuovo Anno Accademico 2025–2026 con un incontro istituzionale e una lectio magistralis.

L’evento si è tenuto presso l’Aula Magna di IUSTO (Piazza Conti di Rebaudengo 22, Torino) e ha rappresentato un momento significativo di riflessione, confronto e condivisione per tutta la comunità accademica.

Sono intervenuti:

  • Alessio Rocchi, CEO IUSTO

  • Alessandro Aresu, analista strategico ed esperto di affari internazionali e politiche pubbliche

  • Claudia Chiavarino, Direttore accademico IUSTO

L’appuntamento si è inserito nel programma delle iniziative dedicate alla celebrazione dei 20 anni di IUSTO (2006–2026), traguardo che ha testimoniato la crescita dell’istituto e il suo costante impegno nella formazione universitaria, nella ricerca e nel dialogo con la società.

La partecipazione è stata resa libera, previa registrazione.

 

Un Christmas Party all’insegna della condivisione e del dialogo

 
Il Christmas Party di Iusto è stato molto più di un semplice momento di festa: si è rivelato un’occasione autentica di incontro, ascolto e condivisione, nata su iniziativa della Pastorale Universitaria, che ha saputo creare uno spazio di riflessione profonda e partecipata all’interno della comunità accademica.
 
Protagonista dell’incontro è stato Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, che ha offerto una testimonianza intensa e ricca di significato. Attraverso un dialogo aperto e sincero, Don Burgio è stato intervistato dalle studentesse di Iusto, dando vita a un confronto capace di toccare temi importanti come l’educazione, la fragilità, la speranza e il valore dell’accompagnamento umano. Un momento autentico, che ha coinvolto profondamente tutti i presenti.
 
Ad arricchire ulteriormente l’atmosfera della serata, c’è stato anche un intervento del coro universitario di Iusto, che con le sue voci ha regalato un clima di raccoglimento e gioia, contribuendo a rendere l’evento ancora più sentito e partecipato.
 
La chiusura dell’incontro è stata affidata ai saluti istituzionali, che hanno sottolineato il valore dell’iniziativa e l’importanza di momenti come questo per la vita dell’Ateneo. Sono intervenuti, in ordine:
 
•Don Alberto Martelli
•Alessio Rocchi, Amministratore Delegato
•Don Alberto Goia
•Claudia Chiavarino, Direttrice Accademica
 
Le loro parole hanno ribadito l’impegno di Iusto nel promuovere non solo la formazione accademica, ma anche occasioni di crescita umana, spirituale e comunitaria.
 
Il Christmas Party di Iusto si conferma così come un momento prezioso di condivisione, capace di unire persone, storie ed esperienze diverse, nel segno del dialogo e dello spirito natalizio.

 

Un posto per un pasto: un’esperienza di servizio e ascolto nel tempo dell’Avvento

Nel tempo dell’Avvento, periodo di attesa e preparazione, Iusto ha vissuto un’esperienza significativa di solidarietà concreta grazie all’iniziativa “Un posto per un pasto”, promossa e fortemente voluta dalla Pastorale Universitaria, in collaborazione con il Progetto Leonardo.

Alcuni studenti di Iusto hanno scelto di mettersi in gioco, dedicando tempo ed energie per portare un pasto caldo alle persone senza dimora presenti nel tessuto urbano della città di Torino. Un gesto semplice, ma carico di valore, che ha attraversato diversi luoghi simbolo della città: Porta Palazzo, Porta Nuova, Porta Susa e il Centro.

Non si è trattato solo di una distribuzione di cibo, ma di un vero e proprio incontro tra persone. Ogni pasto consegnato è diventato occasione di dialogo, di sguardi incrociati, di ascolto reciproco. Un’esperienza che ha permesso agli studenti di entrare in contatto diretto con storie di fragilità, ma anche di dignità e umanità.

A conclusione dell’iniziativa, i partecipanti si sono ritrovati per un momento di condivisione informale, attorno a una fetta di pizza. Uno spazio semplice ma prezioso, in cui i ragazzi hanno potuto raccontarsi ciò che questa esperienza ha lasciato loro, condividere emozioni, riflessioni e domande nate durante il servizio.

Durante questo confronto sono emersi anche desideri e aspettative per i prossimi incontri: cosa vorrebbero ritrovare, come approfondire questo tipo di esperienze e, soprattutto, in che modo ciascuno può rendersi utile all’interno della comunità, mettendo a disposizione tempo, competenze e sensibilità. L’ascolto dei pensieri e dei feedback degli studenti ha confermato quanto iniziative come questa siano capaci di generare consapevolezza, responsabilità e senso di appartenenza.

Un posto per un pasto si inserisce così nel percorso educativo di Iusto come un’esperienza che va oltre il servizio, diventando occasione di crescita personale e comunitaria, nel segno dell’attenzione all’altro e della costruzione di legami autentici.

Oltre la Copertina: 20 Anni di Racconti e Futuro
Un viaggio attraverso due decenni di esperienze, persone e idee che hanno contribuito a costruire la storia e l’identità di un’istituzione in continua evoluzione. Il volume celebra il valore della memoria e dello sguardo verso il futuro, intrecciando testimonianze, narrazioni e riflessioni che raccontano la crescita di una comunità.

Pagine di IUSTO: 20 Anni di Cultura e Formazione
Un’opera che raccoglie e valorizza vent’anni di attività accademica, culturale e formativa dell’Istituto, mettendo in luce il contributo di docenti, studenti e collaboratori che, con passione e competenza, hanno reso possibile un percorso di conoscenza e innovazione.

Scritti da Nuti e Piarulli, il progetto editoriale vuole essere non solo una celebrazione, ma anche uno stimolo a continuare a costruire, con lo stesso entusiasmo, nuove pagine di cultura, formazione e umanità.

20 anni in scena con IUSTO
Spettacolo di improvvisazione teatrale con la compagnia Playback

Venti anni di storia, emozioni e voci che si intrecciano in un’unica grande narrazione: quella di IUSTO.
Per celebrare questo importante traguardo, la compagnia Playback porta in scena uno spettacolo unico, costruito insieme al pubblico e ispirato ai racconti, ai ricordi e alle esperienze che hanno dato vita alla nostra comunità universitaria.

Ogni gesto, ogni parola, ogni improvvisazione sarà un omaggio ai 20 anni di crescita, ricerca e umanità che hanno reso IUSTO ciò che è oggi: un luogo dove le persone si incontrano, si ascoltano e si trasformano.

Un viaggio teatrale tra passato, presente e futuro — dove le emozioni del pubblico diventano arte.

Oltre la Copertina: 20 Anni di Racconti e Futuro
Un viaggio attraverso due decenni di esperienze, persone e idee che hanno contribuito a costruire la storia e l’identità di un’istituzione in continua evoluzione. Il volume celebra il valore della memoria e dello sguardo verso il futuro, intrecciando testimonianze, narrazioni e riflessioni che raccontano la crescita di una comunità.

Pagine di IUSTO: 20 Anni di Cultura e Formazione
Un’opera che raccoglie e valorizza vent’anni di attività accademica, culturale e formativa dell’Istituto, mettendo in luce il contributo di docenti, studenti e collaboratori che, con passione e competenza, hanno reso possibile un percorso di conoscenza e innovazione.

Scritti da Nuti e Piarulli, il progetto editoriale vuole essere non solo una celebrazione, ma anche uno stimolo a continuare a costruire, con lo stesso entusiasmo, nuove pagine di cultura, formazione e umanità.